mercoledì 12 novembre 2014

Bagnasco dice no a una legge per le unioni omosessuali, il papa non vuole preti clericali

Il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto l'assemblea della Cei ad Assisi con un duro attacco su unioni civili e matrimoni omosessuali, respingendo in modo netto ogni ipotesi di apertura legislativa in questo senso; il papa – da parte sua - nel messaggio indirizzato ai vescovi italiani, li ha invitati ad essere in primo luogo attenti ai loro sacerdoti, a seguirli e a favorire la formazione permanente, affinché non restino in campo solo preti funzionari o clericali che cercano lontano da Dio la “propria consolazione”. E questo del resto è il tema al centro dei lavori dell'assemblea, lo stesso Bagnasco ne ha parlato poi nel suo intervento senza uscire però da considerazioni di carattere generale.



L'arcivescovo di Genova nella tradizionale prolusione con la quale ha aperto i lavori dell'assise che si tiene alla Domus Pacis, nei pressi della basilica di Santa Maria degli Angeli, ad Assisi, ha preso il via dal recente sinodo svoltosi in Vaticano per l suo affondo sui temi della famiglia. Il cardinale ha infatti definito quest'ultima “chiesa domestica, grembo della vita, palestra di umanità e di fede, soggetto portante della vita sociale. Essa è sorgente di futuro”. E proprio per questo “è irresponsabile” indebolirla “creando nuove figure – seppure con distinguo pretestuosi che hanno l’unico scopo di confondere la gente e di essere una specie di cavallo di troia di classica memoria – per scalzare culturalmente e socialmente il nucleo portante della persona e dell’umano”.

Quindi ha affermato Bagnasco “l’amore non è solo sentimento – è risuonato nell’Aula sinodale – è decisione; i figli non sono oggetti né da produrre né da pretendere o contendere, non sono a servizio dei desideri degli adulti: sono i soggetti più deboli e delicati, hanno diritto a un papà e a una mamma”.

Le parole del cardinale hanno un doppio significato: da una parte guardano al dibattito interno alla Chiesa, dall'altra si rivolgono all'esterno. In particolare il porporato ha voluto dare voce a quella parte della Chiesa italiana che si riconosce nell'eredità lasciata dal cardinale Ruini che rivendica una feremzza assoluta sui principi etici; secondo tale linea non è possibile dare nessuno tipo di consenso al riconoscimento né dei matrimoni omosessuali - e qui c'è ampio accordo nella Chiesa – né alle unioni civili. Al sinodo sulla famiglia monsignor Bruno Forte, vescovo di Chieti e teologo, aveva invece definito un fatto di civiltà la possibilità di dare veste legislativa ai diritti delle coppie dello stesso sesso.

E' noto per altro che una proposta di legge in questo senso è stata avanzata dal governo e che, almeno sulla carta, avrebbe oggi una larga maggioranza parlamentare; tuttavia il cardinale Bagnasco ha voluto con quelle parole pure rivolgersi alla politica e a quei sindaci che hanno riconosciuto i matrimoni omosessuali contratti all'estero. Bagnasco ha poi rivolto uno speciale ringraziamento alle famiglie italiane in quanto esse sono “titolo di onore e di speranza per la nostra Terra”. . Quindi è tornato a parlare di una crisi economica drammatica che colpisce la struttura industriale – che non deve lasciare il Paese - e l'occupazione giovanile in modo specifico e ha chiesto alla politica di rifondarsi.

Il Papa ha invece interamente dedicato il suo messaggio al tema della formazione e della vita dei preti e ha sottolineato come possa accadere “che il tempo intiepidisca la generosa dedizione degli inizi e, allora, è vano cucire toppe nuove su un vestito vecchio: l’identità del presbitero, proprio perché viene dall’alto, esige da lui un cammino quotidiano di riappropriazione, a partire da ciò che ne ha fatto un ministro di Gesù Cristo”.

“Fratelli – ha scritto Bergoglio nel suo messaggio - voi sapete che non servono preti clericali, il cui comportamento rischia di allontanare la gente dal Signore, né preti funzionari che, mentre svolgono un ruolo, cercano lontano da Lui la propria consolazione”. Un riferimento trasparente alla necessità di una riforma profonda della vita sacerdotale per un clero spesso incapace di stare tra la gente. Francesco ha quindi invitato l'assemblea della Cei a “tratteggiare nuovi itinerari di formazione permanente” costruendo “vite formate secondo il Vangelo, custodite nella disciplina quotidiana, nell’orazione, nella custodia dei sensi nella cura di sé, nella testimonianza umile e profetica; vite che restituiscono alla Chiesa la fiducia che essa per prima ha posto in loro”.

(Quest'articolo è stato pubblicato sul Secolo XIX)


Francesco Peloso

Nessun commento:

Posta un commento