sabato 22 novembre 2014

Il Papa, Bagnasco, la simonia e le messe a pagamento. Quanto costa la salvezza

“Quante volte vediamo che entrando in una chiesa, ancora oggi, c’è lì la lista dei prezzi per il battesimo, la benedizione, le intenzioni per la messa?. E il popolo si scandalizza”, perché questo “è lo scandalo del commercio, della mondanità”; ma la redenzione, ci ha insegnato Gesù, non è pagamento, “è gratuita”. Sono parole pesanti quelle scelte dal papa nel giorno in cui la liturgia proponeva il Vangelo di Gesù che caccia i mercati dal tempio. Ieri mattina, nella consueta celebrazione della messa nella casa di Santa Marta, Bergoglio ha colpito di nuovo duro contro i vizi che si annidano nella Chiesa. La denuncia fortissima di Francesco non ha fra l'altro mancato di suscitare polemiche interne all'episcopato. E però il pontefice non ha parlato per caso, gli sono infatti pervenute segnalazioni da alcune realtà e parrocchie in cui il commercio dei sacramenti e delle messe era diffuso al punto di provocare le proteste dei fedeli.


Un episodio di questo tipo, che risale solo all'estate scorsa, è diventato un piccolo caso. A Villa Baggio, in provincia di Pistoia, il parroco aveva infatti esposto in Chiesa un foglio con le tariffe per i sacramenti; si andava dai 190 euro per il matrimonio ai 90 per un battesimo. A questo punto un gruppo di parrocchiani ha rotto gli indugi e ha deciso di scrivere al papa. Non erano offerte obbligatorie ma solo indicazioni generiche, provò poi a spiegare il prete da parte sua negando di aver messo a punto un tariffario. 

Ma di certo questo non è l'unico caso, è anzi accaduto più volte che il prezzario per i sacramenti affisso su una Chiesa sia poi finito sui giornali. Non si tratta mai di tariffe ufficiali, spesso anzi la richiesta viene fatta a voce, in modo informale, ma non di rado si tratta di cifre piuttosto esose. Come quelle denunciate nel 2009 dal vescovo di Pozzuoli (provincia di Napoli) monsignor Gennaro Pascarella, che mise nero su bianco in un documento il divieto per i parroci della sua diocesi di chiedere somme di denaro per matrimoni (fino a 500 euro) o per cresime o comunioni (250-300 euro). 

Il principio, si spiegava in quel caso, è che le offerte devono essere libere, lasciate alla sensibilità dei fedeli, e in nessun modo imposte o determinante in anticipo. Il rischio infatti è quello di trasmettere l'idea di una Chiesa che abbia un rapporto sbagliato con il denaro e i beni materiali. Tuttavia esistono anche tariffari ufficiali stabiliti dalle diocesi il cui scopo dovrebbe essere appunto quello di evitare gli abusi di singole parrocchie e sacerdoti. Dopo di che le offerte dei fedeli per le messe in parte restano al prete in parte vanno al vescovo.

Tuttavia ieri papa Francesco ha dipinto una situazione estremamente realistica: “quando quelli che sono nel Tempio – ha detto - siano sacerdoti, laici, segretari, divengono affaristi, il popolo si scandalizza. E noi siamo responsabili di questo”. “Anche i laici, eh? - ha proseguito - tutti. Perché se io vedo che nella mia parrocchia si fa questo, devo avere il coraggio di dirlo in faccia al parroco. E la gente soffre quello scandalo”. “E' curioso – ha osservato poi Bergoglio - il popolo di Dio sa perdonare i suoi preti quando hanno una debolezza, quando scivolano su un peccato. Ma ci sono due cose che il popolo di Dio non può perdonare: un prete attaccato ai soldi e un prete che maltratta la gente. Non ce la fa a perdonare!”.

Francesco ha fatto l'esempio, risalente a quando era un sacerdote alle prime armi, di una coppia di giovani che voleva sposarsi “con la messa”. Il segretario parrocchiale, ha raccontato Bergoglio, “rispose: ‘No, no: non si può’ – ‘Ma perché non si può con la messa? Se il Concilio raccomanda di farlo sempre con la messa?’ – ‘No, non si può, perché più di 20 minuti non si può’ – ‘Ma perché?’ – ‘Perché ci sono altri turni’ – ‘Ma, noi vogliamo la messa!’ – ‘Allora pagate due turni!’. E per sposarsi con la messa hanno dovuto pagare due turni. Questo è peccato di scandalo”. In tal modo, ha detto il papa, la Chiesa diventava una “casa d'affari”.

Francesco ha voluto anche spiegare il merito della questione dal punto di vista evangelico: “ma perché Gesù ce l’ha con i soldi, ce l’ha con il denaro?”. Il fatto è, ha precisato il Pontefice, che “la redenzione è gratuita; è la gratuità totale dell’amore di Dio che Gesù viene a portarci”. “E quando la Chiesa o le chiese - ha detto - diventano affariste, si dice che non è tanto gratuita, la salvezza. E’ per questo che Gesù prende la frusta in mano per fare questo rito di purificazione nel Tempio”.


Bagnasco critica il Papa poi prova a smorzare le polemiche

Si è sfiorato ieri il grave incidente diplomatico fra papa Francesco e il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco. Nel corso della mattinata infatti, come di consueto, la Radio vaticana diffondeva le parole pronunciate da Bergoglio nel corso dell'omelia della messa celebrata a Santa Marta. Francesco se la prendeva con quei sacerdoti che impongono ai fedeli tariffari per celebrare messe per matrimoni, battesimi, cresime, liturgie per i defunti. Il commercio dei sacramenti. Di fatto la Chiesa prevede che i credenti sostengano con le offerte le loro parrocchie, ma la 'vendita' di una messa è un peccato grave, si chiama simonia. Non è roba da poco visto che Lutero anche a causa di questi abusi si fece promotore di quella la Riforma dalla quale nacque la Chiesa protestante.

Tuttavia, inaspettatamente, alle parole del papa - indubbiamente dure sull'argomento – rispondeva nel corso della giornata il cardinale Bagnasco il quale non le mandava a dire: “non c'è un commercio e non ci può essere un commercio tra le cose sacre. I sacramenti non sono assolutamente pagati, in nessun modo. Le offerte che i fedeli intendono dare in forma libera sono un modo per contribuire alla necessità materiali della Chiesa”. Il cardinale parlava a margine dell'inaugurazione di una struttura dell'Unitalsi per familiari dei bambini ricoverati all'istituto pediatrico Giannina Gaslini. “Anche i nostri parroci - precisava poi ulteriormente - di fronte a situazioni di impossibilità di avere un'offerta, sicuramente non rifiutano di dare nessun sacramento. Questo è certo”. Infine l'arcivescovo di Genova rilevava: “si può camminare sempre meglio per fare capire a tutti quanti che non c'è un commercio e non ci può essere un commercio tra le cose sacre, nessun tipo di compenso materiale”.

Le dichiarazioni del cardinale avevano un che di esplosivo in quanto sembravano a tutti gli effetti come un'esplicita critica alle parole del pontefice. Passava qualche ora e il portavoce della Cei, monsignor Domenico Pompili, doveva intervenire per abbassare i toni della polemica: “I parroci sanno bene – affermava - che eventuali offerte possono essere accolte per la carità, ma mai pretese visto che dei sacramenti non si fa merce di scambio”, allo stesso tempo “qualsiasi lettura che contrappone le parole del Presidente della Cei al Papa e' fuorviante perché le parole del cardinale Bagnasco intendono ribadire la persuasione espressa stamane dal Papa a Santa Marta circa il fatto che non si fa commercio delle cose sacre”.

Difficile dire che possa considerarsi semplicemente un incidente chiuso. Quello di ieri è stato infatti l'ennesimo episodio di una contrapposizione fra il vescovo di Roma e una parte della Chiesa italiana che va avanti fin dall'inizio del pontificato. Il Papa ha chiesto alla Cei di ridurre il numero delle diocesi, di sfoltire le strutture burocratiche, di eleggersi direttamente il proprio presidente rinunciando alla nomina papale, di dare più voce alle chiese locali, di non parlare solo di tematiche bioetiche, di applicare finalmente la tolleranza zero nei casi di pedofilia, di rinunciare ai privilegi; di sostenere, in poche parole, il cambiamento promosso dal pontefice per rendere più credibile l'annuncio del Vangelo. 

Lo stile di Francesco non piace a una parte dei cardinali e vescovi italiani, altri – in particolare quelli delle diocesi più piccole – invece sostengono il pontefice. Ma certo il dato dirimente è quello di un presidente che, in modo sempre più evidente, non è in sintonia con il Papa, fino ad arrivare – non è chiaro quanto volontariamente – a contraddirlo. In ogni caso si tratta di un conflitto che ormai comincia a pesare; sta infatti logorando la Chiesa italiana - dove l'uomo di riferimento del papa è il Segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino – e costituisce un problema imbarazzante per lo stesso papa Francesco. La distanza fra Bergoglio e Bagnasco cresce col passare dei mesi e simboleggia una incomunicabilità più ampia fra alcuni settori della Cei e la Santa Sede.

Francesco Peloso

Questi articoli sono apparsi sul Secolo XIX del 22 novembre



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