mercoledì 26 novembre 2014

L'Europa dei popoli di papa Francesco, e la finanza è al servizio di imperi sconosciuti

Un'Europa multipolare in cui non ci siano Paesi egemoni, fondata sulla dignità della persone e non sull'economia, che mette al centro i diritti di chi lavora, che sa guardare ai poveri, capace di promuovere i diritti umani nel mondo e il dialogo fra le diverse generazioni. Un continente con i piedi ben piantanti nelle sue antiche radici, cristiane, certo, ma anche ricchissime di storia e di civiltà, e però capace di guardare al futuro uscendo dalla strettoia della tecnocrazia istituzionale e, sul piano sociale, rinunciando a stili di vita opulenti e individualisti. Insomma un'Europa dei popoli in cui si valorizzino le diversità e si sappia dire no a una globalizzazione omologante, difendendo così la democrazia da un potere finanziario strabordante. 


E'  un disegno politico a tutto tondo quello messo in campo ieri dal papa nella sua breve visita a Strasburgo, nel cuore delle istituzioni europee. Nella prima tappa della visita Francesco ha toccato l'europarlamento dove è stato ricevuto dal presidente dell'assemblea, il socialdemocratico Martin Schulz, il quale ha riservato al papa un'accoglienza calorosa e non formale. Fra quanti hanno fatto gli onori di casa c'era anche il premier italiano Matteo Renzi in qualità di presidente di turno del Consiglio dell'Ue e poi il presidente della Commissione Ue Junker oltre al presidente uscente del Consiglio europeo Van Rompuy, mentre il papa era accompagnato dal Segretario di Stato, il cardinale Parolin. E tuttavia il momento più intenso della prima parte della visita è arrivato con la lunga 'standing ovation' che i parlamentari europei hanno riservato alzandosi in piedi a papa Francesco al termine di un discorso lungo e ricco, quasi un'enciclica sociale dedicata all'Europa. 

Il Papa ha parlato anche in questa occasione, come fa quasi sempre, in italiano – idioma del quale si fida di più - per altro arricchendolo di espressioni in spagnolo, diventando così un ambasciatore inaspettato quanto autorevole della nostra lingua nel mondo.

La calorosa accoglienza a Bergoglio si è ripetuta quando il pontefice ha fatto visita al Consiglio d'Europa, organismo che non fa parte dell'Ue di cui sono membri ben 47 Paesi fra i quali anche Russia, Ucraina e Turchia. E proprio fino ad Ankara e Istanbul volerà il pontefice venerdì prossimo coprendo in pochi giorni, un percorso che lo porterà dal centro dell'Europa al cuore del mondo islamico e all'incontro con la Chiesa ortodossa d'oriente, ma anche al confine con la guerra che ormai da anni infuria in Iraq e Siria.

Le parole del papa hanno da una parte soddisfatto quei Paesi e governi che vogliono allargare le maglie di una rigidità finanziaria vissuta come un limite per politiche espansive e di sviluppo. Tuttavia – e qui è il passo in più compiuto da Francesco – un rovesciamento di questa impostazione richiede una nuova visione sociale. Il Pontefice ha messo infatti al primo posto non tanto le necessità del mercato quanto i diritti e la dignità del lavoro. Durissimo, poi, l'attacco all'economia finanziaria: “Mantenere viva la realtà delle democrazie – ha affermato Bergoglio - è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone”.

Per il vecchio continente il papa ha creato il principio della “trasversalità dialogante” fra generazioni, politici, popoli, culture, religioni. La rinascita del continente, ha spiegato il pontefice, può avvenire se il suo immenso patrimonio religioso, di valori e civiltà non diventa un museo, se l'Europa smette di assomigliare a “una nonna non più fertile” preda dei “tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”. Ci sono troppi poveri, ha detto Bergoglio, nelle strade delle città europee, che chiedono pane – e questo è un diritto elementare - ma anche la dignità di un lavoro; quest'ultimo va creato reperendo “nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori”. Anche per i migranti il papa ha chiesto accoglienza sottolineando come sia “intollerabile che il mar Mediterraneo diventi un grande cimitero”.

Articolo pubblicato sul Secolo XIX
Francesco Peloso

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