sabato 28 marzo 2015

La storia del cardinale Posadas Ocampo ucciso dai narcos perché non si arrendeva

Nel mese di settembre del 2014 ho scritto per il mensile Jesus un lungo servizio-inchiesta nel quale ricostruivo la vicenda dell'assassinio del cardinale Juan Jesùs Posadas Ocampo avvenuta nel 1993 in Messico. La vicenda è legata al momento in cui il narcotraffico diventa padrone del Paese; la morte del porporato, stranamente rimossa dalla Chiesa e dal Vaticano, racconta di come la saldatura fra crimine organizzato e potere politico possa diventare letale e implacabile per chi vi si oppone anche quando si tratta di un cardinale. La storia di Posadas Ocampo, con suggestioni che qui non possono essere raccontate ma che aiutano a comprendere il contesto e i retroscena dell'omicidio, viene narrata anche dal celebre romanzo "Il potere del cane" di Dan Wislow.  

Il cardinale Posadas Ocampo

lunedì 23 marzo 2015

Don Peppino Diana sarà beato, martire ucciso dalla camorra in odio alla fede.

Papa Francesco e la svolta della Chiesa nella lotta alla mafia

Don Peppino Diana è stato assassinato dalla camorra il 19 marzo del 1994. Lo provano processi e condanne e le parole di pentiti che hanno raccontato i fatti; quello che conta, però, è che il suo martirio non è stato riconosciuto solo nelle aule di tribunale ma anche dalla Chiesa. In questi giorni, infatti, ha preso il via la causa di beatificazione del sacerdote sostenuta pure da una forte spinta popolare. Il suo impegno si è sviluppato a Casal di Principe, provincia di Aversa, regno di clan che controllavano il territorio, i traffici illeciti ma anche l'economia 'legale'; contro questa onnipotenza si schierò don Peppino il parroco della parrocchia di San Nicola a Casal di Principe.

Torna il Giubileo, il papa non vuole affari ma ci sono i fantasmi della cricca e delle grandi opere

Quest'articolo è stata pubblicato su Linkiesta. Strano Paese davvero questo, dove le coincidenze diventano quasi un'ossessione e la storia si ripete di continuo perché nulla passa o cambia mai fino in fondo. Così, a 15 anni dal grande Giubileo del 2000, ecco un altro anno santo e di nuovo una cricca grandi opere e grandi eventi che specula a mani basse sugli appalti, senza contare – parallelamente - la sempiterna discussione su chi deve fare il commissario per il nuovo Giubileo indetto da papa Francesco.

martedì 17 marzo 2015

Parolin, pesa l'indifferenza della comunità internazionale su Ucraina e Siria

Il Segretario di Stato vaticano ha parlato anche dei contatti in corso fra Santa Sede e Cina anche se non ci sono, ha spiegato, novità di rilievo in questi giorni. Ancora ha sottolineato la necessità di democratizzare maggiormente l'Onu, mentre ha auspicato che il suo viaggio in Bielorussia possa essere d'aiuto per una soluzione negoziata della crisi ucraina.

Il Segretario di Stato Pietro Parolin

CL in mezzo al guado fra potere e periferie bergogliane. (Ma intanto c'è l'Expo)

La fine di una stagione di potere e il tentativo di conquistare il conclave. Ma don Carron media e trova il dialogo con papa Francesco.

Il Papa ha provato a cambiare pure Comunione e liberazione, il movimento fondato da don Giussani – di cui ricorrevano nei giorni scorsi i 10 anni dalla morte - oggi attraversato da una profonda crisi interna e da un ripensamento sulla propria identità. In circa 80 mila sono andati in piazza San Pietro sabato scorso per incontrare papa Francesco; il pontefice argentino non ha fatto sconti al popolo ciellino e allo stesso tempo lo ha preso sul serio proponendogli una visione di Chiesa non autoreferenziale, non 'impresaria', capace di stare anche dalla parte dei peccatori, di quelli che cadono e possono rialzarsi; una Chiesa in uscita verso le periferie, non barricata dietro una morale cristiana vissuta solo come contrapposizione estrema con il mondo, e anzi Francesco ha ripetuto quanto già aveva detto ai nuovi cardinali: “La strada della Chiesa è quella di non condannare eternamente nessuno; di effondere la misericordia di Dio a tutte le persone che la chiedono con cuore sincero”. Per questo Bergoglio ha invitato i ciellini a proiettarsi nella realtà, ad andare incontro agli ultimi, a non assumere un modello statico, “pietrificato”, del proprio carisma, a non essere solo un'etichetta, una sigla, una ong, facendosi invece Chiesa capace di “andare a cercare i lontani”.


domenica 1 marzo 2015

Il card. Montenegro parla dell'altra globalizzazione, quella dei popoli

Quest'intervista col card. Montenegro l'ho realizzata per Vaticaninsider
Nelle crisi in corso in Medio Oriente e Africa ci sono anche responsabilità occidentali, ha pesato la nostra indifferenza. Serve una politica che guardi al bene comune e non solo alle beghe di partito.
Le armi non hanno mai portato la pace, lo abbiamo già visto in Afghanistan e in Iraq. Abbiamo delle responsabilità verso quello che sta succedendo in Medio Oriente, siamo stati indifferenti verso le crisi che si stavano aprendo, la politica è presa da beghe interne e non si interessa del bene comune. I cristiani devono lavorare per l'accoglienza, li guida il Vangelo, e il cristiano è anche contemporaneamente un cittadino. La globalizzazione non può essere fatta a nostro uso e consumo, se viaggiano le merci devono poter muoversi anche gli uomini; in quanto all'Europa guarda solo agli aspetti economici e si dimentica della dignità delle persone. Parla chiaro il vescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, di recente nominato cardinale da papa Francesco da tempo impegnato sui temi delle migrazioni. Nei prossimi giorni, giovedì 26 febbraio, si svolgerà una marcia interreligiosa a Favara, in provincia di Agrigento – dal titolo . “nous sommes”, noi siamo - cui parteciperanno cristiani e musulmani. Un'iniziativa presa per rispondere agli attentati di Copenaghen e Parigi. La marcia è organizzata dalla Comunità “La Tenda di Padre Abramo”, vi prenderanno parte anche le scuole della zona, i frati francescani di Sicilia e ci sarà pure il vescovo di Agrigento.