mercoledì 10 maggio 2017

L'Europa senza più leader cattolici, le radici perdute dell'Unione

Nell'Europa della Brexit, delle prossime decisive elezioni in Francia, Germania (e Italia), sembrano scomparsi i leader cristiani e, più nello specifico, quelli cattolici. Quel poco che c'è si richiama preferibilmente a una fede fondamentalista, identitaria, nazionale, come nel caso del leader ungherese Viktor Orban, cattolico sì, ma tendenzialmente preconciliare e antieuropeo. Per il resto è un rincorrersi di neo-crociati, liberali, risorgenti partiti di sinistra sociale e di destre nazionaliste e populiste.

De Gasperi, Schumann, monnet, Adenauer
(Articolo pubblicato su Lettera43 nell'aprile 2017)
E pensare che la comunità europea nacque per volontà di uomini come Alcide De Gasperi in Italia (storico leader democristiano), Konrad Adenauer in Germania (Cancelliere, cattolico, capo dei cristiano-democratici della Cdu), Robert Schuman (ministro degli Esteri, cattolico anch'egli) e Jean Monnet (politico e economista, cattolico, federalista) in Francia; il fior fiore della leadership d'ispirazione cristiana del continente, solo per citare alcuni dei nomi più noti. Un pantheon che seppe accendere il motore della collaborazione europea (anche con la corrente socialista democratica) abbattendo i dazi doganali fra le varie nazioni e cominciando a costruire quel mercato comune simbolo anche di convivenza e di pace fra popoli e nazioni un tempo irriducibilmente nemiche.

E indubbiamente il collante di quella storia, che si contrapponeva culturalmente, ideologicamente e nella scelta democratica, alla cortina di ferro, all'Europa orientale controllata da Mosca, era anche spiritualmente e socialmente il cristianesimo; diviso certamente nei secoli passati, aveva pur sempre un sostrato comune che univa protestanti e cattolici. Fu poi il Concilio Vaticano II nella prima metà degli anni '60, aprendo la stagione del dialogo ecumenico, ad unire ancor di più le tradizioni cristiane del continente e quindi l'Europa.

Cosa resta oggi di quella decisiva spinta all'unità europea proveniente dalla tradizione politica cattolica? Non molto se appunto guardiamo alle prossime scadenze elettorali. A maggio si svolgeranno le presidenziali francesi, a settembre sarà il turno del voto politico in Germania, infine nel giro al massimo di un anno – i tempi questa volta sono dettati dalla Costituzione – si andrà alle urne anche in Italia. L'Olanda ha dato un primo stop all'ondata nazionalista e antieuropea spingendo per una coalizione a guida liberale e, sotto questo profilo, quasi tutti gli osservatori giudicano decisivo quanto avverrà in Francia e Germania.

L'ultima speranza cattolica, sia pure in un ambito fortemente connotato da un filone tradizionalista e conservatore, è stato il candidato alle presidenziali francesi Francois Fillon. Dato fino a qualche mese fa come l'estremo argine alla vittoria della destra nazionalista di Marine Le Pen e del suo Fronte national, è stato poi travolto dagli scandali che coinvolgevano la moglie incriminata insieme a lui per “appropriazione indebita di fondi pubblici e frode aggravata” , e ora la sua corsa all'Eliseo appare gravemente compromessa. Gli ultimissimi sondaggi lo collocano addirittura in quanta posizione dopo Le Pen e il candidato riformista Emanuel Macron, entrambi al 24%, seguiti a sorpresa dal candidato di sinistra Jean Luc Melanchon dato al 18% (che punta ora addirittura al ballottaggio al posto di Macron), mentre Fillon sarebbe solo al 17%. (il socialista Hamon segue distanziato al 9%, tuttavia va considerato che sia Macron che Melanchon vengono dal partito socialista, il quale - altro segno della fine delle antiche appartenenze - si sta sbriciolando per ricomporsi in altre forme).

In Germania i populisti di destra della Afd (Alternativa per la Germania) sono per ora indietro rispetto a Angela Merkel e al socialdemocratico Martin Schulz (ma il clima potrebbe cambiare, si pensi solo al susseguirsi di attentati di matrice fondamentalista); in questo quadro la Merkel, cristiano democratica (protestante), è forse l'ultima grande leader d'ispirazione cristiana del continente, per quanto la sua appartenenza religiosa non sembri così evidente, ha contato di più la sua provenienza dall'ex Germania est. In ogni caso un tratto sottaciuto di questa origine evangelico-protestante lo si rintraccia forse nella scelta compiuta dalla leader tedesca a capo di una grosse-koalition con i socialdemocratici, di non chiudere le porte in faccia ai richiedenti asilo, scelta che le è costato non poco sul piano del consenso.

C'è poi l'Italia, come al solito il rebus è più complicato. Il Pd dovrebbe candidare Matteo Renzi, che è cattolico sì, nel senso che va a messa la domenica, ma tutt'altro che ascrivibile a un partito o a un pensiero cattolico in senso stretto (si pensi alla distanza che lo separa da una politica cattolica classica come Rosi Bindi con alle spalle la lunga militanza nell'Azione cattolica e nella sinistra Dc). Senza contare che il presidente del Consiglio in carica, Paolo Gentiloni, anche lui democratico, è un laico tutto d'un pezzo.

Nei grillini non c'è traccia di cattolicesimo politico, tutt'al più in qualcuno sussiste l'idea di mantenere buoni rapporti con l'episcopato e con la Chiesa; è il caso del tuttofare Luigi Di Maio il quale ha mosso qualche passo in tal senso. Tuttavia da quando il Papa ha detto di volersi disinteressare della politica interna italiana, delle sue mille peripezie (per smontare anche il troppo potere temporale accumulato dalla Chiesa nella penisola), lasciando l'arduo compito ai vescovi e alla Cei, sembra che anche la politica in senso generale, abbia staccato la spina. Se la Chiesa non è più soggetto politico di primo piano è stato il ragionamento, se da Oltretevere non arrivano più placet e anatemi, inutile preoccuparsi troppo.

Resta la destra, dove Angelino Alfano rappresentò, qualche anno, fa l'ultimo cavallo sul quale puntò il cardinale Agnelo Bagnasco e parte della Curia vaticana per veder rinascere l'araba fenice di un partito moderato e conservatore forte, di ispirazione cattolica, una sorta di Dc post-muro di Berlino. La nostalgia della balena bianca e e della sua classe politica è dura a morire fra i prelati formatisi, in gran parte, nei decenni della prima repubblica e oggi non più tanto giovani.

Nello sfaldarsi delle antiche famiglie politiche, quella cattolica e quella socialista in primo luogo, ma da tempo ormai anche quella liberale, il fantasma dei padri fondatori dell'Unione agita dunque i sogni dei prossimi leader politici incaricati di salvare l'Europa, fra un ballottaggio e un governo di coalizione, senza sapere però bene verso quale direzione volgere la rotta. Il cammino comune compiuto dal socialista Mitterrand e dal cristiano democratico Kohl dopo la fine della guerra fredda per unificare la Germania, è ormai un ricordo lontano, e ora pare che il vecchio continente abbia bisogno di ricostruire non solo la sua fin troppo burocratica Unione, ma anche di porvi alla base nuovi pensieri politici in grado di rivitalizzarla.

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