domenica 14 maggio 2017

Vaticano, ospedali e affari. La catena delle amicizie porta alla 'cricca'

E' una sorta di percorso carsico, ma ormai ben delineato nei suoi effetti, quello delle sempre più numerose indagini giudiziarie che si stanno aprendo in Vaticano. Ogni tanto parte un nuovo filone d'inchiesta che si trascina con sé un pezzo di quei poteri abituati a flirtare da una sponda e l'altra del Tevere fra affari, ospedali, politica, ruoli istituzionali e favori. Il tutto in un reticolo di rapporti non per forza illeciti (ma in vari casi sì), che si avvalevano soprattutto dell'opacità, della riservatezza garantita dai sacri palazzi. 

E' per questo, soprattutto, che tutta l'opera di trasparenza e riforma, di adozione di standard riconosciuti nella compilazione dei bilanci e nella gestione delle risorse, portata avanti da Francesco, dà fastidio. E per lo stesso motivo il processo innescato continua a procedere fra passi avanti e battute d'arresto, in un classico cammino a singhiozzo.

La questione dell'appartamento del cardinale Tarcisio Bertone mostra – al di là del sensazionalismo di facciata – un gruppo di potere, di personalità, di società e di uomini legati al cardinale, in buona parte di origine ligure, dato che Bertone fu arcivescovo di Genova. La spesa pazza di più di 700mila euro per la ristrutturazione del celebra appartamento, ha portato all'apertura di un'indagine da parte della giustizia vaticana per verificare se dietro quel movimento di denaro siano riscontrabili reati come la truffa o il riciclaggio.

E se a beneficiare di tanta munificenza (in cui si ipotizza anche una truffa ai danni della Santa Sede) è stata la ditta Castelli Re, oggi in liquidazione, dell'imprenditore Gianantonio Bandera, a finire sotto inchiesta Oltretevere sono stati invece GiuseppeProfiti, ex Presidente del Bambin Gesù, e Massimo Spina, ex direttore amministrativo dello stesso ospedale ed ex tesoriere dell'omonima Fondazione. Il giro di denaro per restaurare l'appartamento coinvolgeva infatti le risorse del celebre ospedale pediatrico del Vaticano e in discussione è il ruolo che potrebbero avere avuto i due. Di Profiti, quale uomo legatissimo a Bertone e factotum in campo sanitario già si è detto – nella sua carriera s'incontrano il Galliera di Genova, il San Raffaele di Milano e il Bambin Gesù; ma la sua storia va letta parallelamente a quella di Massimo Spina, manager vaticano sanitario – e non solo - di lungo corso.

Spina è stato, si badi, presidente del collegio di revisori dello Ior, la banca vaticana, fino all'ottobre del 2014. Poi Presidente del Collegio dei Revisori della Società immobiliare Casa sollievo della Sofferenza Spa, di San Giovanni Rotondo (Foggia), e sempre nell'ospedale fondato dal santo di Pietralcina, è stato membro del collegio dei revisori della Fondazione, l'ente di proprietà vaticana, che presiede a numerose attività legate all'ospedale. E non finisce qua.

Spina è stato infatti anche nel Cda del San Raffaele di Milano con lo stesso Profiti di Milano, quello di don Verzé e del crack finanziario; il tentativo di acquisizione da parte del Vaticano con intervento dello Ior non andò in porto, ma nel momento chiave della vicenda Spina è sulla plancia di comando. Insomma da un ospedale all'altro, Profiti eSpina sono una coppia inossidabile, soprattutto negli anni d'oro di Bertone, quelli durante i quali il Segretario di Stato ha cercato di controllare politica, sanità, chiesa e affari in Vaticano e nella Chiesa italiana, in connessione con i palazzi del potere dall'altra parte del Tevere. Non per caso Profiti e Spina sono ancora l'uno vicino all'altro, nel momento in cui bisogna salvare l'Idi (Istituto dermopatico dell'Immacolata), nel 2013, altro grande ospedale romano legato alla Chiesa (alla congregazione dei Figli dell'immacolata concezione), depredato da alcuni dirigenti religiosi e dai loro complici. Il meccanismo è evidente: Profiti e Spina si presentano, con l'ombra di Bertone alle spalle, quando una importante struttura sanitaria cattolica fa crack, e cercano di gestire la fase post trauma, magari allargando il loro raggio d'azione e di potere. Ma quella stagione ormai si è chiusa, con l'indagine aperta dal Vaticano difficilmente li rivedremo da protagonisti sul palcoscenico.

In ogni caso la lunga navigazione fra gli affari della Santa Sede, ha condotto Spinaanche altrove. Facciamo un salto indietro, è il 2010, e in quel periodo i giornali sono pieni di intercettazioni relative agli affari della 'cricca' dei grandi eventi – l'imprenditore Diego Anemone, il presidente del Presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, l'ex capo della protezione civile ex sottosegretario ala presidenza del Consiglio con Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso, per citare i nomi di alcuni dei personaggi più famosi coinvolti nei vari filoni d'indagine). Il G8 alla Maddalena, i Mondali di nuoto, le iniziative per i 150 anni dell'unità d'Italia sono fra gli eventi su cui verrteranno le inchieste. Il gruppo aveva forti diramazioni in Vaticano, anche allo ior. Si ricordi pure il nome di don Evaldo Biasini, il cosiddetto 'don bancomat', indicato come il cassiere della cricca. E appunto a quel periodo risale un'intercettazione pubblicata dai giornali, nella quale monsignor Giovanni Ermes Viale chiede a Balducci una raccomandazione a un test di architettura per la figlia di Spina. E fin qui, poca cosa, si dirà.

Ma... si dà il caso che monsignor Ermes era il capo ufficio dell'amministrazione di Propaganda Fide, il potente dicastero vaticano delle missioni estere proprietario di un patrimonio immobiliare immenso, finito pure al centro delle indagini all'epoca dello scandalo della cricca. Ancora, va ricordato come fra i consultori del dicastero, figurassero lo stesso Balducci, poi Spina, e ancora personaggi del calibro di Pasquale de Lise (potentissimo boiardo di Stato, detto dai media “pasqualino sette poltrone”; De Lise ha ricoperto un'infinità di cariche nella magistratura fino ai gradi più alti, ha collaborato con vari governi, è considerato vicino all'Opus Dei  quindi Francesco Silvano, funzionario vaticano di lungo corso, già presidente – neanche dirlo – del Bambin Gesù dal 2002 al 2007.

Il cardinale Crescenzio Sepe, oggi arcivescovo di Napoli, in passato prefetto di Propaganda Fide, nel 2010 chiamato in causa dalle indagini della magistratura sulla gestione degli immobili del dicastero (si parlò di un palazzo storico venduto a un prezzo di favore all'ex ministro delle infrastrutture Pietro Lunardi), affermò che in questo tipi di problematiche si era sempre avvalso “della consulenza specifica di tre persone che avevano titoli ed esperienza per assicurarmi, in ragione della loro attività professionale, un qualificato contributo di pensiero e di soluzione: il dott. De Lise, magistrato; il dott. Balducci, all’epoca Provveditore alle Opere Pubbliche del Lazio; il dott. Silvano, amministratore dell’Ospedale Bambin Gesù, mio collaboratore già durante il Giubileo”. Ospedali, appalti, grandi eventi, anche religiosi of course, rapporti con politici, con potenti e potentissimi, passando dallo Ior, dai dicasteri vaticani e da quelli italiani. Francesco sta rompendo questa trama, il lavoro è appena iniziato e la storia è ancora tutta da raccontare.
(Articolo apparso su Linkiesta nel maggio del 2016)

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