giovedì 8 giugno 2017

Dicasteri contro, la guerra per il controllo delle finanze in Vaticano

E' guerra aperta fra i due dicasteri vaticani che si occupano di finanza – La Segreteria per l'Economia e l'Apsa (l'amministrazione del patrimonio della sede apostolica) - mentre su un altro versante l'azione di trasparenza va avanti; tuttavia dagli interventi della vigilanza emerge un dato: qualcuno prova ancora a usare lo Ior come lavanderia per il riciclaggio di denaro. 

Sono questi, in estrema sintesi, gli elementi di fondo con i quali si deve misurare la riforma di papa Francesco in campo finanziario dopo quattro anni di pontificato. E se molti passi avanti sono stati compiuti, restano questioni aperte tutt'altro che minori.

Nei giorni scorsi, infatti, è stata diffusa una lettera inviata dal prefetto della Segreteria per l'economia, il cardinale George Pell, e dal revisore generale del Vaticano, Libero Milone, a tutti i dicasteri vaticani nella quale si chiedeva a questi ultimi di non prendere minimamente in considerazione altre due missive, risalenti ai primi di maggio, provenienti dall'Apsa e sottoscritte dal Segretario del medesimo dicastero, monsignor Mauro Rivella. La richiesta dell'Apsa ai dicasteri era assai irrituale: invitava infatti i vari enti vaticani a rivolgersi alle rispettive banche (compreso lo Ior), e ai propri consulenti finanziari,allo scopo di indurli a  trasmettere tutta la documentazione finanziaria necessaria alla società di consulenza esterna Pwc (PricewaterhouseCoopers) che avrebbe avuto il compito di svolgere l'attività di revisione contabile per i vari organismi della Santa Sede.


E tuttavia, rilevano Pell e Milone, “l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa) non ha nessuna autorità né prerogativa per richiedere agli enti della Santa Sede e del Vaticano di sottoporsi ad attività di revisione contabile né di inviare informazioni afferenti al proprio ente alla società esterna PwC o ad altri soggetti”. In effetti, secondo quanto stabilito dalla normativa vaticana introdotta da papa Francesco, il Revisore generale è “incaricato di compiere la revisione (audit) dei dicasteri della Curia Romana, delle istituzioni collegate alla Santa Sede o che fanno riferimento ad essa e delle amministrazioni del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano”. Non solo: l’ufficio del Revisore generale svolge pure "revisioni specifiche quando ritenute necessarie o anche su richiesta del Consiglio per l’Economia oppure della Segreteria per l’Economia; promuove le azioni penali e civili ritenute necessarie ed opportune presso le competenti autorità giudiziarie e vigila sulla solidità economico-patrimoniale degli enti e amministrazioni”. In breve, la Segreteria e il Consiglio per l'economia – organismi creati anch'essi da papa Francesco - si occupano di mettere a punto i bilanci, verificare la correttezza dei budget e vigilare sulla gestione finanziaria e amministrativa; l'Apsa gestisce invece una parte dei beni immobili e finanziari del Vaticano ed è sottoposta al controllo della Segreteria per l'Economia.

Ma Pell e Milone, nella loro lettera ai dicasteri vaticani, precisano pure che “non vi è in atto nessuna attività di revisione contabile nella Santa Sede da parte della società di revisione esterna PwC. Tale questione era di fatto stata chiarita mediante il comunicato stampa del 10 giugno 2016 (circa un anno fa, ndr), col quale si affermava che '...si è riconosciuto che, per legge, il compito della revisione contabile è affidato all'ufficio del Revisore generale' e proseguiva dicendo che 'PwC svolgerà un ruolo di assistenza e sarà a disposizione dei dicasteri che vorranno avvalersi del suo supporto o consulenza'”. Consulenza, si precisa poi, che, nel caso, dovrà essere oggetto di una richiesta esplicita rivolta al Consiglio per l'economia. Questo il nodo del contendere, anomalo nei contenuti che descrive un conflitto in corso. Infine va sottolineato che PwC sta compiendo invece un lavoro di revisione sui bilanci dell'Apsa, un tempo sancta santorum inviolabile delle finanze vaticane e dei beni vaticani.

Alla guida dell'Apsa è rimasto il cardinale Domenico Calcagno, uno dei pochi sopravvissuti allo tsunami di nomine che ha investito le strutture finanziarie vaticane negli ultimi quattro anni. Calcango fa parte dell'ondata di uomini portati in Curia dal cardinale Tarcisio Bertone; una passione per la gestione finanziaria, appassionato di armi, è stato di recente coinvolto in un'indagine a Savona, dove pure è stato vescovo, per attività immobiliari che avrebbero finito per danneggiare le stesse casse della diocesi e in particolare creato un clamoroso buco di bilancio nell'istituto diocesano per il clero. Eppure è ancora al suo posto. Sul fronte opposto troviamo il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l'Economia, chiamato dal Papa a mettere ordine nel coacervo inestricabile delle finanze d'Oltretevere dove solo al sentir pronunciare la parola trasparenza in certi uffici preferirebbero chiamare l'esorcista di turno. Quello in corso è allora uno scontro fra poteri ecclesiali prima ancora che finanziari? Il dubbio, come si dice è legittimo, le 'vecchie' strutture come l'Apsa mal sopportano le regole e i controlli tanto più se laici, Milone è un esperto di consulenza finanziaria di livello internazionale, con esperienze anche alle Nazioni Unite.

Altre domande sono poi senza una risposta chiara: l'Apsa cerca di mantenere il controllo sui dicasteri vaticani, sulla gestione e programmazione della loro attività finanziaria confidando sul fatto che la guida curiale e 'italiana' di Calcagno rassicuri di più del mix di alti prelati 'stranieri' e di finanzieri laici? Sono ipotesi plausibili visto il clima, di certo si sta svolgendo una battaglia fra vecchi e nuovi poteri e nemmeno tanto sotterranea. Anche perché il dicastero di Pell, per non perdere credibilità, prima o poi dovrà pubblicare il famoso bilancio consolidato della Santa Sede composto con criteri credibili, il che comporta una revisione contabile di ogni organismo della Santa Sede e quindi l'emersione di un mondo fino ad ora rimasto sommerso.

Tuttavia neanche Pell può dormire sonni del tutto tranquilli se è vero che in Australia proseguono le 'rivelazioni' giornalistiche su suoi presunti abusi sessuali su minori commessi quando ricopriva diversi incarichi (è stato anche arcivescovo di Melboune e Sydney). Pure in questo caso c'è stato un crescendo: in prima istanza le accuse hanno riguardato le omissioni di Pell rispetto a casi di cui poteva sapere o era a conoscenza (siamo nell'ambito dell'insabbiamento); da qualche tempo si parla di una sua responsabilità diretta. In questo caso, va detto, si tratta di accuse smentite con forza dal cardinale che ha risposto agli inquirenti venuti a interrogarlo a Roma dall'Australia. Ma ora il libro di una giornalista dell'emittente nazionale Abc, Louise Milligan, riapre il caso. Il volume dal titolo “The Cardinal: The Rise And Fall of George Pell” (Il cardinale: ascesa e caduta di George Pell) di prossima uscita, contiene accuse dettagliate secondo cui Pell avrebbe abusato di due coristi nella cattedrale di St. Patrick a Melbourne verso la fine degli anni 1990. In base a quanto riferito dal Sydney Morning Herald, il libro contiene anche nuove informazioni sull'insabbiamento da parte della Chiesa di abusi sui minori, e afferma che il prelato era a conoscenza delle attività di preti pedofili sotto la sua giurisdizione prima di quanto abbia ammesso. Ma soprattutto verrebbero alla luce nuove prove e testimonianze circa abusi commessi dallo stesso Pell alla fine degli anni '90.

(Articolo pubblicato su Lettera43 il 21 maggio 2017)

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